La libertà di aver bisogno di meno e di poter scendere dalla ruota del criceto (Domenica 1/3/2026)
Caro almanacco,
oggi pomeriggio mi sono goduto una bella pennichella, dopo la passeggiata di buon passo di stamattina e un buon pranzo: aria fresca nei polmoni, qualche saluto scambiato con sconosciuti che per un attimo sembrano compagni di viaggio, poi un buon pasto con trofie al ragù, carne tenera, patate arrosto che fanno festa nel piatto. Un bicchiere di vino rosso e quella piacevole oscillazione tra euforia e una punta di malinconia, che solo le domeniche sanno regalare.
È in quell’ora sospesa del primo pomeriggio mi è venuta in mente qualche considerazione.
Avere bisogno di meno, vivere da povero, non ostentare ricchezza: è una strada verso la serenità o una punizione che ci infliggiamo da soli?
E' una domanda assai antica, ma sempre attuale. C’è chi sostiene che la felicità stia nel ridurre i bisogni. Gli stoici, per esempio : Seneca ricordava che non è povero chi ha poco, ma chi desidera troppo. Ed Epitteto, che libero non nacque affatto, insegnava che la vera libertà consiste nel distinguere ciò che dipende da noi da ciò che da noi prescinde.
In questa prospettiva, avere bisogno di meno non è miseria: è potere; meno sono i desideri superflui, meno saranno le nostre catene invisibili.
E poi c’è stato San Francesco d'Assisi, che fece della povertà una scelta radicale, quasi scandalosa. Ma attenzione: il suo era un gesto spirituale; esso non rappresentava un odio per i beni, ma un amore assoluto per qualcosa di più grande.
Tuttavia, qui occorre essere onesti: non tutti siamo chiamati a quella radicalità. E non è necessario esserlo per vivere bene.
Il rischio della punizione travestita da virtù
Perché c’è anche un altro lato della medaglia. Talvolta “vivere con poco” può diventare una forma sottile di autosvalutazione. Si rivela pertanto una rinuncia al mondo soltanto per la paura di misurarsi con esso.
Se la sobrietà nasce dal timore del successo, dal senso di colpa verso il denaro o dall’idea di non meritare, allora questo modo di vivere può essere visto come una punizione.
La differenza è sottile ma decisiva: non è la quantità di cose a fare la serenità, ma è il rapporto che abbiamo con esse.
Rifiutare il superfluo non è rifiutare la ricchezza
C’è poi una terza via, meno rumorosa, che mi piace annoverare: si può rifiutare il consumismo senza idolatrare la povertà. Si può amare la semplicità senza disprezzare un buon conto in banca.
Il problema non è la ricchezza, ma è l’ostentazione. Non sono i beni a costituire un problema, ma il fatto di fondare la propria identità su quei beni.
La vita moderna spesso assomiglia a una ruota del criceto: confronto continuo, competizione estetica, identità costruite a colpi di acquisti. Ma scendere dalla ruota non significa andare a vivere in una grotta. Significa scegliere con più cura.
Si può desiderare libertà, semplicità, genuinità,affidabilità, lealtà . E al tempo stesso amare lavorare bene, costruire solidità economica, aspirare a una prosperità silenziosa.
La ricchezza, se arriva, può servire a comprare tempo, esperienze vere, salute, conoscenza. Non applausi.
Essere o apparire?
Forse la vera domanda non è “vivere da povero o da ricco?”, ma Chi decide cosa mi rende degno?
Se a decidere è lo sguardo degli altri, allora saremo sempre in corsa. Se invece è la nostra coscienza, allora possiamo anche camminare.
Avere bisogno di meno può essere un viatico per una maggiore libertà e quest'ultima non è mai punitiva.
In conclusione, forse la serenità non sta nel togliere o nell’aggiungere, ma nel non farsi possedere da ciò che si possiede.
Domenica pomeriggio, tra un bicchiere di vino e un pensiero che si allunga, la vita sembra suggerire questo: non serve molto per sentirsi pieni. Ma non c’è nulla di male nel desiderare anche solidità e abbondanza, purché restino strumenti e non padroni.
E tu, ti senti mai nella ruota del criceto? Hai mai scelto di scendere? Oppure stai ancora correndo senza sapere bene perché? Scrivilo nei commenti. Sono curioso di leggere la tua
Se queste riflessioni e questo modo di vivere ti risuonano, scrivo una lettera a settimana qui:
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