Prendersi cura : Buoni propositi (16 marzo 2026)



Caro almanacco,

oggi ho preso una decisione semplice ma rivoluzionaria: cominciare a prendermi più cura di ciò che ho. Non parlo di grandi imprese o costosi progetti di ristrutturazione, ma principalmente  di quelle piccole attenzioni quotidiane che non costano quasi nulla e che  che fanno durare le cose più a lungo… e forse fanno durare meglio anche noi.

Non so bene perché mi sia venuta questa idea. Forse perché negli ultimi anni ho visto troppe cose e situazioni rompersi troppo in fretta: elettrodomestici, vestiti, relazioni, persino la pazienza. Tutto sembra progettato per essere usato, consumato e sostituito.

E invece mi è tornuta in mente una parola giapponese bellissima: Mottainai, che significa più o meno: "Ma che peccato sprecare ciò che abbiamo!" Non solo il cibo o il denaro, ma anche gli oggetti, il tempo, l’energia.

Così ho deciso di fare una piccola rivoluzione domestica: rallentare e prendermi cura delle cose. Non è difficile, anzi, spesso bastano gesti minuscoli.

Prendiamo la lavatrice: non ci pensiamo mai, finché un giorno non comincia a puzzare o a fare strani rumori. Eppure ogni tanto basterebbe fare un lavaggio a vuoto con un po’ di aceto, pulire la guarnizione, svuotare il filtro. Dieci minuti di attenzione possono regalare anni di vita in più a una macchina che lavora silenziosamente per noi.

La lavastoviglie è ancora più misteriosa; vive lì sotto il piano della cucina come una creatura operosa e invisibile. Poi un giorno i piatti escono opachi e capiamo che qualcosa non va. Anche lei, poverina, avrebbe solo bisogno di una piccola cura: togliere il filtro, sciacquarlo sotto l’acqua, farle fare ogni tanto un ciclo a vuoto con un bicchiere di aceto. Fine. Nessun rituale complicato.

Poi ci sono i vestiti. Una volta gli abiti si rammendavano, si aggiustavano, si tramandavano persino. Oggi una maglietta con un bottone mancante sembra destinata direttamente all’esilio nel fondo dell’armadio o, peggio, direttamente nella pattumiera.

Eppure basta poco: cucire un bottone, arieggiare i vestiti invece di lavarli subito, piegarli bene quando sono asciutti. Piccole cure che fanno durare una camicia il doppio.

I giapponesi hanno anche un’arte meravigliosa chiamata Kintsugi: quando una tazza si rompe, la riparano con l’oro. Non nascondono la crepa, la valorizzano. L’oggetto diventa più prezioso proprio perché è stato riparato.

Forse potremmo imparare qualcosa da questa filosofia. Non serve l’oro: basta ago e filo, un po’ di pazienza e la voglia di non buttare subito tutto.

Anche l’auto, per esempio, chiede pochissimo. Non grandi interventi, ma piccole attenzioni. Controllare la pressione delle gomme una volta al mese, dare un’occhiata all’olio, togliere le foglie che si accumulano sotto il parabrezza. Sono gesti minuscoli che però evitano problemi grandi.

E poi c’è la casa. Non quella perfetta delle riviste, ma quella vera, dove viviamo ogni giorno: aprire le finestre la mattina; scuotere i cuscini; passare un panno sul tavolo prima di andare a dormire. 

Sono gesti così semplici che quasi non li consideriamo manutenzione. Eppure è proprio questo il segreto: non aspettare che tutto diventi un disastro.

In Giappone esiste un’altra idea affascinante chiamata Kaizen: migliorare un pochino ogni giorno. Non serve cambiare vita, basta fare una cosa leggermente meglio di ieri.

E forse lo stesso vale anche per noi.

Prendersi cura degli oggetti, alla fine, significa anche prendersi cura di sé. Perché quando rallentiamo per pulire una finestra, rammendare un maglione o sistemare una stanza, stiamo dicendo qualcosa di importante: questa vita merita attenzione.

Non serve spendere molto. Non serve essere perfetti. Bastano piccoli gesti.

Così ho deciso che ogni giorno farò una cosa in più per prendermi cura di ciò che ho: una pianta annaffiata, un cassetto sistemato, una passeggiata in più per il mio corpo, una telefonata a qualcuno a cui voglio bene.

Piccole manutenzioni della vita. Perché in fondo non è vero che le cose si rompono sempre troppo presto. Spesso siamo noi che abbiamo smesso di prendercene cura.

E tu, sai prenderti cura delle cose che ti circondano? Raccontamelo nei commenti, ti leggo volentieri.

Se queste riflessioni e questo modo di vivere ti risuonano, scrivo una lettera a settimana qui:

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